I nostri valori
Ciò che ci guida, ieri come oggi
I valori
Le radici che ispirano il nostro percorso
I nostri valori sono il cuore pulsante del nostro impegno, la forza che ci unisce e ci guida ogni giorno. Non temiamo la fatica, né le sfide che il cammino ci pone davanti, perché sappiamo che ciò in cui crediamo vale ogni sacrificio. Difendere i nostri valori non è una scelta occasionale, ma un dovere morale che assumiamo con coraggio e convinzione.
Sono valori essenziali, ma profondi, radicati nella nostra storia e nella nostra coscienza. Valori che ci definiscono e ci danno un’identità: la democrazia, come espressione della libertà e della voce del popolo; l’identità slovena, che custodisce la nostra lingua, la nostra cultura e la memoria di chi ci ha preceduto; e la cristianità, che illumina il nostro cammino con principi di dignità, solidarietà, sacrificio e amore per il prossimo.
Difendere questi valori significa difendere noi stessi, il nostro passato e il nostro futuro. Significa rimanere fedeli a ciò che siamo, oggi e domani, senza paura e senza compromessi.
Possa l’attività cattolica slovena a Gorizia continuare a vivere e a crescere con forza. Oggi noi sloveni di Gorizia guardiamo con orgoglio e gratitudine ai successi raggiunti nel corso degli anni. Siamo profondamente riconoscenti a tutti coloro che, con dedizione e spirito di sacrificio, hanno sostenuto i compiti più gravosi e assunto le maggiori responsabilità.
Guardiamo al futuro con fiducia, certi che le nostre istituzioni goriziane sapranno affrontare le nuove sfide, continuando a perseguire la propria missione a beneficio della nostra comunità nazionale. Con questo spirito, rivolgiamo i nostri più sentiti auguri per un’attività sempre più proficua a tutti coloro che continueranno a custodire e a promuovere i valori della slovenità e del cristianesimo a Gorizia.
Nel 1927 il regime fascista sciolse tutte le organizzazioni e le associazioni slovene, sopprimendo anche la stampa slovena. Per scongiurare l’espropriazione, nel 1931 il comitato della Società Tipografica Cattolica decise di vendere l’edificio di Placuta (Piazzutta) e l’attrezzatura della tipografia ad alcuni privati. Si trattò, tuttavia, di una vendita fittizia e gli acquirenti si impegnarono a restituire ogni bene alla Società non appena fosse cessata la minaccia.
Per lo stesso motivo l’edificio di Piazza Travnik, che ancora oggi ospita la Libreria Cattolica, fu intestato ai sacerdoti Stanko Stanič e Gregor Kodermac. Il contratto di compravendita fu stipulato nel 1935, con la copertura finanziaria garantita dal dott. Anton Korošec.
L’avvento del fascismo, la guerra e l’occupazione tedesca impedirono all’associazione di proseguire le proprie attività che si interruppero nel 1928.
Nel 1943 i partigiani prelevarono una notevole quantità di materiale tipografico e di altro tipo dalla tipografia di Placuta (Piazzutta) e, servendosi di cavalli, lo trasportarono alla tipografia partigiana di Vojsko.
Alla fine della guerra la Società Tipografica Cattolica riprese e rinnovò la propria attività. Durante l’assemblea della cooperativa, svoltasi nel luglio 1946, venne nominato presidente Stanko Stanič. La tipografia fu data in affitto alla famiglia Budin e divenne centro di stampa del settimanale Katoliški glas, curato dallo stesso Stanič. Tuttavia, già nell’agosto del 1945, iniziò la pubblicazione del settimanale cattolico Slovenski Primorec il cui caporedattore era monsignor Alojzij Novak. Un ruolo fondamentale per l’educazione e la formazione dei più giovani venne (e continua a essere) svolto dal mensile Pastirček, la cui pubblicazione ebbe inizio nel primo dopoguerra.
Con la demarcazione del nuovo confine nel 1947 la maggior parte dei membri del comitato e dei soci della cooperativa decise di restare in Iugoslavia, costringendo molte attività ad adattarsi alla nuova situazione. Gli ordinamenti cooperativi furono riformati in conformità con la nuova legislazione, e si rinnovarono anche le modalità di adesione dei soci e gli organi collegiali.
Durante l’assemblea ordinaria del luglio 1960 venne nominato presidente monsignor Alojzij Novak, mentre il comitato risultò composto da Srečko Gregorec, Ivan Kretič, Kazimir Humar e Janez Eržen. In occasione dell’assemblea del 16 luglio 1961 fu approvata una delibera cruciale, con la quale la Società Tipografica Cattolica decise di ampliare il proprio impegno non solo alle attività divulgative, ma anche alle attività culturali rivolte ai giovani e alla gestione del patrimonio destinato a scopi culturali, religiosi, educativi e sportivi.
A seguito di questa decisione, venne modificata la proprietà dell’immobile di Piazzutta, che ospitava la tipografia, l’amministrazione del settimanale Katoliški glas e del mensile Pastirček nonché le sedi della Goriška Mohorjeva družba, la scuola di musica e della Congregazione Mariana (Marijina družba). In Placuta (Piazzutta) si trovava anche la sala destinata a varie manifestazioni. Lo stesso processo interessò anche gli immobili di Piazza Travnik, presso i quali operava la Libreria Cattolica.
La Società Tipografica Cattolica favorì la costituzione di un comitato speciale che aveva il compito di realizzare una grande sala a Gorizia, destinata alle attività delle associazioni e organizzazioni cattoliche slovene. Questo spazio sarebbe divenuto il principale punto di riferimento per la comunità slovena residente nell’arcidiocesi di Gorizia. La sala di Placuta (Piazzutta), infatti, non poteva più soddisfare le crescenti esigenze culturali ed educative della comunità.
La prima seduta del comitato per la costruzione del Katoliški dom si svolse il 17 aprile 1952. Durante la riunione venne eletto il Comitato esecutivo, con presidente dott. Anton Kacin e presidente onorario monsignor Ivan Trinko. Il comitato era inoltre composto dal vicepresidente Mirko Mazora, dal prof. Mirko Filej, dal segretario dott. Kazimir Humar, dall’assistente segretaria sig.ra Pavla Rijavec, dal responsabile per la propaganda dr. Dragotin Butkovič, dal tesoriere Maks Komac e dall’assistente tesoriere Marjan Komjanc.
Nei primi anni il comitato si dedicò a diffondere l’idea del Katoliški dom e ad avviare una raccolta di fondi. Inizialmente il comitato disponeva solo di grande determinazione, confidando nel sostegno di tale idea anche dal punto di vista finanziario da parte degli sloveni del territorio e nel mondo. In effetti, le previsioni si rivelarono corrette e fin da subito vennero costituiti vari comitati che iniziarono a raccogliere fondi a Gorizia, negli Stati Uniti, in Canada, Australia, Argentina e in alcuni Paesi europei, tra cui Inghilterra, Belgio e Olanda. Particolarmente attivi furono i comitati di Cleveland, guidato dal dott. Karel Bonutti, e di New York, che riuscirono a raccogliere somme decisive per l’acquisto dei terreni e dell’edificio in Viale XX Settembre, dove il comitato decise di erigere il Katoliški dom.
Nel Goriziano un importante contributo giunse dalla Congregazione Mariana (Marijina družba), i cui membri donarono generosamente i propri risparmi. Grazie a queste offerte volontarie e ai prestiti iniziarono i lavori e, nel 1961, monsignor Alojzij Novak benedisse la prima pietra dell’edificio. L’inaugurazione ufficiale e la benedizione del tanto atteso nuovo Katoliški dom si svolse il 25 febbraio 1962. Alla cerimonia, il presidente dott. Anton Kacin accolse i numerosi ospiti, mentre la benedizione dell’edificio fu impartita dall’arcivescovo monsignor Giacinto Ambrosi. Alla cerimonia solenne partecipò anche il coro diretto dal prof. Mirko Filej.







